ecomondo diritto e ambiente la tutela dell'ambiente in costituzione

La Tutela dell’Ambiente (e non solo) in Costituzione.

Prima di cominciare a parlare della recentissima modifica al testo Costituzionale in merito alla tutela ambientale e ai riferimenti alla eco-sostenibilità, alla biodiversità e alla tutela degli animali, che sono stati inseriti, reputo di fondamentale importanza una premessa su che cosa sia effettivamente la Costituzione e che valore ha per il nostro ordinamento, per noi e le nostre vite.

E’ un fatto notorio che la Costituzione rappresenta la fonte normativa primaria, l’apice della piramide nella gerarchia delle fonti: è il risultato di un processo storico cui sono giunti la maggior parte dei sistemi moderni di amministrazione.

Come dare una definizione di “Costituzione”, una definizione che può sintetizzare in poche parole un fenomeno complesso? In quanto fenomeno complesso avrà necessariamente una definizione complessa.

Una definizione articolata ed abbastanza esaustiva potrebbe essere:

“La Costituzione è un testo normativo, manifesto politico, contenente principi e norme generali per lo sviluppo e il regolamento di un ordinamento giuridico, un documento istitutivo di organizzazioni strutturate, attributivo di diritti e doveri e anche di poteri e regole per il loro esercizio.”

Questa definizione in ogni caso non ci soddisfa e non esaurisce il significato e il ruolo della Costituzione, poiché deve essere ulteriormente integrato e approfondito, considerando che all’interno del testo Costituzionale c’è tanto di più.

Una altra considerazione da fare è la significativa differenza tra una Costituzione “ottriata”, “concessa”, “flessibile”, tipica dei sistemi ottocenteschi, facilmente modificabile in qualsiasi momento, e quelle invece cosi dette “rigide” tipiche della seconda metà del novecento, in sostanza quelle dell’età moderna.

Differenziazione importante per due ordini di motivi che tra di loro sono interconnessi: uno la impossibilità di modifica in qualsiasi momento da parte del potere di turno, l’altra un processo articolato per l’iter di intervento sulle norme Costituzionali con un organo appositamente previsto per vigilare sulla salvaguardia della Costituzione, la Corte Costituzionale.

Il procedimento di modifica è contenuto e descritto all’articolo 138, in chiusura alla Costituzione e, sinteticamente, prevede un sistema di doppia votazione con delle maggioranze minime richieste. Modificare la Costituzione risulta quindi un processo lungo e articolato.
Ma in ogni caso ci sono delle cose che non possono essere cambiate: la forma di Repubblica, cosi come chiarito nel successivo articolo, e i primi 12 articoli della Costituzione che vengono definiti Principi Fondamentali.
Con la riforma della tutela ambientale dell’11 Febbraio 2022 è stato modificato l’articolo 41 ma soprattutto  l’articolo 9 della nostra Costituzione. Ma l’articolo 9 non è uno dei primi 12 Principi Fondamentali? Come è stato dunque possibile modificarlo?

Prima di vedere nella sostanza cosa è stato modificato e a che tipo di conseguenze porterà questa modifica vediamo un attimo fino a qualche mese fa quale era la posizione della tutela ambientale e come veniva considerata.
Abbiamo detto nella precedente definizione di Costituzione che abbiamo dato, che questa è anche un manifesto politico. Che significa? Cosa è la politica? La politica la possiamo definire come una scienza che ricerca strategie per la risoluzione di problemi di carattere amministrativo/governativo e sociale.
Negli anni della redazione della nostra Costituzione certamente c’erano problemi importantissimi: si erano appena concluse ben due guerre mondiali, una più tremenda dell’altra, che avevano portato sconvolgimenti enormi nella società e la nostra Costituzione è il riflesso di tutto ciò che è accaduto e che accadeva in quel periodo. Tant’è che noi troviamo, leggendo il testo Costituzionale, una forte attenzione alle tematiche di tutela dell’individuo, della non discriminazione, del ripudio della guerra come strumento di lesione della libertà e tutta una serie di accorgimenti per evitare che il disastro compiutosi nel 19esimo secolo si ripetesse.

Ma l’ambiente? Era stato considerato? La risposta è si, era stato preso in considerazione… ma dobbiamo sforzarci di calarci nel contesto dell’epoca. Parliamo di quasi 80 anni fa. La questione ambientale, dell’inquinamento e della tutela della biodiversità, non era cosi drammaticamente avvertita come oggi. Gli studi erano pochi, anche le conseguenze tutto sommato non erano cosi considerate; c’erano altri tipi di priorità e dunque è facile intuire come l’attenzione su quelle che noi oggi consideriamo le problematiche principali a quel tempo non erano la priorità.

Allora vediamo l’impianto normativo che considerava l’ambiente: innanzitutto l’articolo 9 Cost.:

“La Repubblica promuove lo sviluppo e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio artistico della Nazione.”

Il primo comma resta qui sullo sfondo, quello che ci interessa è ovviamente il secondo comma. Tutelare il paesaggio e il patrimonio storico significa riconoscere la ricchezza artistica e ambientale italiana. Il focus qua quale è? La tutela dell’ambiente? Si in parte, ma in maniera secondaria rispetto alla volontà di voler tutelare il paesaggio artistico. Veniva presa in considerazione piuttosto il fenomeno della speculazione edilizia, l’abusivismo che deturpava il paesaggio e il patrimonio artistico del Paese, in relazione anche al turismo. Questo ha portato a innalzare l’interesse e l’intervento in questo senso, ad abbattere gli ecomostri e a fare attenzione alla tutela dei beni culturali storici di cui il nostro paese ne e pieno.

Un altro articolo di riferimento in Costituzione è l’articolo 32, in tema di salute:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.  … […]”

Questo è solo il primo comma, l’articolo poi continua con una serie di riferimenti importantissimi che hanno portato alla nascita e allo sviluppo di quello che, secondo molti, è il migliore, o comunque uno dei migliori, sistemi sanitario nazionale al mondo.

Ci interessa in questo contesto la prima parte dell’articolo poiché afferma in maniera decisa che la tutela della salute è fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. E l’ambiente in cui viviamo, la salubrità di tale ambiente, non è forse elemento essenziale per la salute dell’individuo e della collettività? Certamente si.

Dalla lettura in combinato delle due norme, la Corte Costituzionale è intervenuta e ha potuto affermare con Sentenze che la protezione dell’ambiente non deve perseguire finalità astratte ma deve esprimere l’esigenza di un habitat naturale nel quale l’uomo vive ed agisce e che è necessario alla collettività e ai cittadini. Ma non solo. Ricordiamo anche l’articolo 2 della nostra Costituzione, che ci parla dei diritti inviolabili.
E sappiamo che rappresenta un catalogo aperto, dunque non c’è mai stato dubbio sul fatto che si potesse considerare un diritto inviolabile dell’uomo quello ad un ambiente sano, leggendo l’articolo 2 in connessione all’articolo 32.

Ricordiamo poi che ci sono state anche numerosi leggi ordinarie che hanno preso in considerazione e impattato fortemente sulla questione della tutela ambientale, ad esempio la legge anti smog del 1966 o quella contro l’inquinamento idrico dieci anni dopo, la legge Merli.
Poi una importantissima legge fu quella che fu istitutiva del Ministero della Tutela dell’Ambiente del Territorio e del Mare del 1986, ora Ministero della Transizione ecologica, e anche la legge Costituzionale a riforma dell’articolo V che ha modificato gli articoli riguardanti appunto il Titolo V e ha aggiunto un importante riferimento esplicito all’ambiente all’articolo 117 tra la ripartizione delle competenze stabilendo, che fosse competenza dello Stato.

Ancora poi nel 2006 fu emanato il Testo di riferimento principale, il cosi detto Codice dell’Ambiente… insomma: l’impianto normativo per quanto riguarda l’ambiente nel nostro Ordinamento è articolato e conta numerose leggi sia a livello di leggi ordinarie sia poi a livello Regionale, sia di procedimenti amministrativi e quant’altro.

Ma allora dunque era necessaria una modifica sostanziale della Costituzione? Cosa è stato modificato?

Innanzitutto chiariamo che l’esigenza di intervenire sulle norme Costituzionali era largamente avvertita e condivisa, tant’è che l’approvazione delle ultime modifiche ha visto praticamente una maggioranza assoluta d’accordo, cosa quanto mai rara nel nostro contesto politico. 468 voti favorevoli, uno contrario e sei astenuti, dunque entra subito in vigore senza passare per referendum.

Vediamo quali sono state le modifiche apportate:

l’articolo 9 attualmente nell’ultima parte è cosi:

“ La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.”

L’articolo 41 invece risulta cosi modificato:

“ L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.”

E’ evidente la connotazione programmatica delle due norme, nell’ultimo comma di entrambi gli articoli è esplicitamente fatto demando al legislatore futuro di emanare norme per la concreta attuazione dei principi enunciati.

Come sempre quando si parla di Costituzione le parole utilizzate hanno una forza immensa, hanno un peso enorme.

Dati essenziali sono che con la modifica dell’articolo 41 nessuna attività economica potrà essere esercitata se lesiva di ambiente e salute. Vero è che noi abbiamo già strumenti idonei come quelli del VIA, VAS, AIA e AUA, ma adesso con riferimento esplicito in Costituzione il tutto assume una connotazione molto più forte ed incisiva.

Sull’articolo 9 invece abbiamo detto che essendo tra i primi 12 non era tecnicamente suscettibile di modifiche. Questo è vero ma solo se si parla di modifiche in senso riduttive, invece in questo caso le modifiche sono state integrative e si è scelto consapevolmente di aggiungere non solo un riferimento alla tutela ambientale, ma anche di nominare dichiaratamente la tutela degli ecosistemi e della biodiversità. Concetti che sembrano e che certamente hanno una linea comune, ma che devono essere assolutamente considerati singolarmente e prevedere delle forme di intervento specifiche per ognuno. E poi l’inserimento della tutela degli animali, che è una cosa che ha colpito molto perché da un senso di civiltà e un senso di forza incredibile leggere tra i primi 12 articoli un riferimento alla salvaguardia degli animali. Certo già dagli anni novanta abbiamo iniziato a vedere norme a tutela degli animali da affezione e la Comunità Europea in questo senso è andata avanti, già a Lisbona venne scritto che gli animali sono senzienti e devono essere tutelati, e nel 2010 abbiamo anche recepito una normativa Comunitaria in tal senso, ma leggerlo nel testo Costituzionale è tutta una altra cosa.

Quali saranno le implicazioni e le conseguenze sociali per il futuro? Difficile a dirlo, ma sicuramente adesso sappiamo in che direzione dovranno andare le future classi dirigenti e i legislatori del domani.

Come abbiamo detto, le modifiche al testo Costituzionali sono complicate e impegnative, e soprattutto per quanto riguarda l’articolo 9, potrà sempre essere modificato in futuro, ma esclusivamente in senso integrativo. Quindi le parole “ tutela ambientale, ecosistema, biodiversità, animali e future generazioni” oggi che sono entrate, non potranno mai più uscirne.

La connotazione fortemente programmatica delle due integrazioni normative agli articoli 9 e 41 della Costituzione, rappresenta certamente l’espressione di quel manifesto politico citato precedentemente, segnale che in questo momento storico uno dei maggiori, se non il più pressante, problema è quello di porre rimedio ad una situazione grave ed attuale; rappresenta anche però la condizione dell’essere ben lontani dal poter avanzare una proposta risolutiva in tal senso.

In conclusione possiamo al momento gioire per questa storica rivoluzione: a differenza del passato, al legislatore del domani e alla futura classe dirigente, non abbiamo dato un “mandato” generale, come a dire: fai cose e se ti trovi, intanto che fai cose, vedi ANCHE di considerare la tutela ambientale, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali… ma abbiamo stabilito che queste tematiche devono essere la priorità e rappresentare le linee guida di azione nelle decisioni del domani.

Avv. Michele Landi

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